giovedì 2 maggio 2013

Le porte

"Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. Dalla porta d'ingresso non si può uscire, e da quella di uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. (...) C'è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. (...) La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia." (Haruki Murakami)

Un volta scrissi 


"L'incombenza di chiudere un pò di porte: quelle che fanno passare troppo caldo o troppo freddo o sbattono o cigolano. E privilegiare quelle da cui filtra la luce"

dimenticandomi poi che la revisione delle porte va fatta ciclicamente.

Vorrei

Giornate più lunghe, senza Sonno
Scendere a Patti con il Tempo, elegantemente, con Leggerezza
Dare una Forma bizzarra ai Pensieri troppi seri
Catturare per la coda l'Eco delle Parole
Entrare in una Bolla di Sapone e volteggiare nell'Aria

E finalmente, riconciliarmi con l'Anima e il Mondo.

lunedì 18 marzo 2013

Le stelle delle Muse

Le Muse sono nascoste dappertutto, basta un profumo, un suono, uno sguardo, una parola per permettere loro di arpeggiare con le corde dell'anima... il corpo, scosso nelle fondamenta, viene immediatamente invaso da un fascio di luce, la mente allontana la realtà e spazia in altre dimensioni mentre gli occhi si fanno lucidi, pronti a produrre piccole stelle liquide di dolcezza. 


Pedro Salinas scrive:

"Terse, rotonde, tiepide.
Lentamente
vanno al loro destino;
lentamente, per indugiare
più a lungo sulla tua carne.
Vanno verso il nulla; non sono
che questo, il loro scorrere.
E una traccia, verticale,
che si cancella subito. 
Astri? 
(...)
Sono stelle, o segni,
sono condanne o aurore?
Ne' guardando ne' coi baci
ho imparato che cos'erano.
Ciò che vogliono resta
là indietro, tutto ignoto.
E così pure il loro nome.
(Se le chiamassi lacrime 
nessuno mi capirebbe)."

venerdì 8 marzo 2013

La Que Sabè


La que sabè cassandramente vide squarci invisibili dietro la coltre del futuro visibile e come Cassandra fu zittita e non creduta. 

Ora gli squarci sono vivi e tangibili ma ancora gli sguardi sono ciechi, si brancola nel buio dopo la vendita della cara luce a poco prezzo.

Resta solo una flebile fiammella e l'incedere è difficile (ma inarrestabile).

martedì 5 marzo 2013

Leggero librarsi

I cieli sono uguali
Azzurri, grigi, neri,
si ripetono sopra 
l'arancio o la pietra:
guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle,
tanto sono lontane
le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia
sopra il mare o sull'erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare 
lenta, verso l'alto,
nella vita dell'aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli.


(Pedro Salinas)

lunedì 4 marzo 2013

Continua a danzare


"Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le persone che perdevi. Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato a poco a poco. Perchè? Perchè l'hai fatto?"
"Non lo so"
"Forse era più forte di te. O forse eri spinto da... una specie di destino, non mi viene la parola..."
"Tendenza?" provai a suggerire. 


"Ma cosa devo fare allora?"
"Danzare" rispose "continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c'entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l'altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano". 
Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
"Danzare è la tua unica possibilità" continuò "devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch'io potrò darti una mano. Finchè c'è musica, devi danzare!" 


da Dance Dance Dance di Haruki Murakami

mercoledì 20 febbraio 2013

Would you like to hear my voice, sprinkled with emotion?


Oggi si commemora l'anniversario della nascita di Kurt Cobain, avrebbe compiuto 46 anni. E vi dirò, la mia mente a stento riesce ad immaginarlo attempato. Per me sarà sempre il ragazzo della foto del poster appeso in cameretta, il poster che guardavo per ore, sul quale i miei occhi innamorati da adolescente ripassavano le linee del viso. Con il mio walkman ascoltavo le cassettine dei Nirvana (duplicate) sulle quali si era quasi cancellato il titolo, consunte dall'usura. (Le cassettine, che meraviglia. Se mai dovessi avere dei figli, dovrei spiegare loro che nella preistoria della mia vita si ascoltava musica registrata su un nastro avvolto e riposto in un aggeggino di plastica) Quanti bei ricordi legati all'immagine di quel giovane biondo, quanti sogni alternativi, quanta dedizione nello studio dei testi delle canzoni (quando l'inglese era solo una materia scolastica). Come tanti miei coetanei pensavo che nella vita sarebbero bastati la musica e un maglione extralarge per essere felici e appagati. Ed effettivamente allora era così, nel pogo di "Smell like teen spirit" si smaltivano le tensioni e i piccoli problemi. Il solo pronunciare la parola "grunge" faceva sentire alternativi, ribelli e un po' speciali. Nella Smemo c'era sempre l'immaginetta di Kurt ritagliata da qualche rivista, a mò di santino. Mio padre lo chiamava "il Kurt", quasi fosse uno dei miei amici, e le canzoni dei Nirvana piacevano anche a lui. Nel '94 la tragedia, la brutta notizia, il crollo delle consapevolezze adolescenziali, un po' di vuoto e una matassa di riflessioni da dipanare. Poi si cresce, si diventa adulti e certe cose non sembrano più essere così importanti. Però ci resta la sua musica, nella sua bellezza (per chi gradisce), nella sua immortalità. Buon compleanno Kurt, ovunque tu sia.